martedì 6 luglio 2010

Borgia-Corleone


Il regista Neil Jordan, produttore esecutivo dell'atteso "The Borgias" ha dichiarato che la vicenda dei Borgia è, a suo avviso, strettamente legata a quella de "Il Padrino": «E' interessante notare», ha detto Jordan, «che Mario Puzo ha basato 'Il Padrino' sulla famiglia Borgia. E' quasi come se 'Il Padrino' abbia riportato in vita la Roma del quindicesimo secolo. Tranne per il fatto che essa era più crudele di quanto lo fosse 'Il Padrino'».
In attesa di vedere la produzione - il cui primo ciak inizia questo mese in Ungheria - abbiamo già detto la nostra, ricordando come in realtà il papato abbia mitigato parecchio la crudeltà del Rinascimento, cui quasi completamente concorsero i laici principi del tempo.

martedì 4 maggio 2010

Irons

In un'intervista rilasciata a Repubblica in occasione della sua visita romana, Jeremy Irons - che impersonerà Alessandro VI nel serial "The Borgias" - spiega:
«Sto leggendo tutto quello che è stato scritto sulla famiglia Borgia e mi colpisce di non aver trovato una biografia accurata su Rodrigo: molti pettegolezzi e sospetti ma nessun fatto provato con certezza».

mercoledì 24 marzo 2010

"The Borgias"


Inizierà nell'estate 2010 la produzione del serial "The Borgias", che andrà in onda - sono previsti non meno di 13 episodi - sul canale satellitare Showtime nella primavera del 2011. Jeremy Irons (nella foto, tratta dal sito Web Zap2it) impersonerà papa Alessandro VI .

C'è da credere che, ancora una volta, la "leggenda nera" troverà ampio spazio nell'opera, co-prodotta e diretta dal regista Neil Jordan ("La moglie del soldato").

giovedì 7 gennaio 2010

Avvenire

Il quotidiano della CEI «Avvenire» ha dedicato ieri (7 gennaio 2010) un ampio servizio alla famiglia Borgia e ad Alessandro VI, che porta le firme di Franco Cardini e Mario Iannaccone. Nell'articolo di quest'ultimo si parla anche del libro «La leggenda nera di Papa Borgia».

sabato 21 novembre 2009

Cartesio


Uno studioso tedesco, Theodor Ebert, ipotizza in un suo recente lavoro che Cartesio sarebbe stato ucciso (nel 1650, con morte avvenuta dopo dieci giorni di agonia) da un'ostia all'arsenico assunta durante una celebrazione avvenuta a Stoccolma, nella cappella dell'ambasciata francese, e officiata dal sacerdote e frate agostiniano François Vioguè (che senza mezzi termini Ebert dice inviato da papa Innocenzo X non per convertire la regina Cristina di Svezia ma per far fuori il filosofo). Uno dei maggiori studiosi di Cartesio, Rolf Puster, corregge il tiro, dichiarando che al limite poteva essere stato determinante «il notevole grado di fanatismo di alcuni ecclesiastici» (tirando così fuori, non senza imbarazzo, il papa dai sospetti).
Secondo la storia, Cartesio morì di polmonite. Lo studioso arriva all'ipotesi dell'avvelenamento dal momento che, all'ottavo giorno di malattia, il medico avrebbe notato «perdurante singhiozzo, espettorazione di colore scuro, respirazione irregolare», che però sono esattamente i sintomi della polmonite batterica. La polmonite irrita i nervi del diaframma e provoca singhiozzo e determina espettorato scuro e sanguigno. L'intossicazione da arsenico dà tutt'altri, e ben più gravi, sintomi (nausea, vomito, mutazione di colorito).

Rimando comunque al sito di Mario Arturo Iannaccone, che in proposito ha pubblicato un articolo su "Avvenire" del 12 novembre.

giovedì 29 ottobre 2009

Sextus


Sono sette storie noir (edite da Palumbi Nicola Editore) che uniscono due generi apparentemente inconciliabili: il racconto nero e quello cattolico. Il comune denominatore delle storie è l'ineffabile alternarsi del peccato (o del delitto) al castigo, una metafisica che alcuni protagonisti dei racconti immaginano in senso causale, ma che non oserebbero esprimere come tale. Una meccanica che, tuttavia - come si conviene per il cristiano - resta sempre aperta alla speranza e alla misericordia.
Il racconto che dà il nome al libro è un mystic thriller che prende corpo nella Trento del gran Concilio: un sacerdote e il suo giovane aiuto sono alle prese con alcuni delitti inspiegabili, l'epidemia di tifo (che realmente portò al trasferimento del Concilio a Bologna) e un enigma numerologico che sarà svelato solo nel finale. Negli altri racconti, teatri del "delitto-peccato" sono una casa dimenticata, un appartamento cittadino, una nave da esplorazione, un treno notturno.

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giovedì 8 ottobre 2009

Barbarossa


Il prof. Franco Cardini ha espresso riserve sul film “Barbarossa” di Renzo Martinelli, in uscita domani nelle sale italiane. Cardini ha dichiarato il 5 ottobre al quotidiano Il Tempo: «Federico I fu il protagonista di una nuova e gigantesca concezione: rifondare l'impero romano-germanico di radice ottoniana (Carlo Magno non c'entra) alla luce della riscoperta del diritto romano giustinianeo, ripervenuto in Occidente da Bisanzio […] altro che cacciare lo ‘straniero!’».
E’ vero che Federico I puntava alla rifondazione del Sacro Romano Impero, ma le alterne vicende che lo contrapposero al papa legittimo segnarono per gli Hohenstaufen un rapporto con il papato (anche per la aperta pretesa di superiorità dell’Imperatore sul pontefice, in contrapposizione al Dictatus Papae) meno cristallino rispetto all’impegno moralizzatore degli Ottoni (I e II soprattutto) che, sul finire del X secolo, fu di ben altro spessore ideale e realmente benefico per la Chiesa dilaniata del ‘secolo di ferro’. A questo proposito, c’è un retroscena interessante: Callisto III, zio di Alessandro VI scelse forse il nome Callisto e il numerale terzo proprio per cancellare la memoria dell’omonimo antipapa fedele al Barbarossa. C’è di più: probabilmente anche la scelta del nome Alessandro da parte di Rodrigo Borgia avvenne proprio – come osservato da alcuni storici - in memoria di quell’Alessandro III (cui fu intitolata la città di Alessandria), che scomunicò il Barbarossa per aver eletto in un sinodo illegittimo l’antipapa Vittore IV.