giovedì 7 gennaio 2010

Avvenire

Il quotidiano della CEI «Avvenire» ha dedicato ieri (7 gennaio 2010) un ampio servizio alla famiglia Borgia e ad Alessandro VI, che porta le firme di Franco Cardini e Mario Iannaccone. Nell'articolo di quest'ultimo si parla anche del libro «La leggenda nera di Papa Borgia».

sabato 21 novembre 2009

Cartesio


Uno studioso tedesco, Theodor Ebert, ipotizza in un suo recente lavoro che Cartesio sarebbe stato ucciso (nel 1650, con morte avvenuta dopo dieci giorni di agonia) da un'ostia all'arsenico assunta durante una celebrazione avvenuta a Stoccolma, nella cappella dell'ambasciata francese, e officiata dal sacerdote e frate agostiniano François Vioguè (che senza mezzi termini Ebert dice inviato da papa Innocenzo X non per convertire la regina Cristina di Svezia ma per far fuori il filosofo). Uno dei maggiori studiosi di Cartesio, Rolf Puster, corregge il tiro, dichiarando che al limite poteva essere stato determinante «il notevole grado di fanatismo di alcuni ecclesiastici» (tirando così fuori, non senza imbarazzo, il papa dai sospetti).
Secondo la storia, Cartesio morì di polmonite. Lo studioso arriva all'ipotesi dell'avvelenamento dal momento che, all'ottavo giorno di malattia, il medico avrebbe notato «perdurante singhiozzo, espettorazione di colore scuro, respirazione irregolare», che però sono esattamente i sintomi della polmonite batterica. La polmonite irrita i nervi del diaframma e provoca singhiozzo e determina espettorato scuro e sanguigno. L'intossicazione da arsenico dà tutt'altri, e ben più gravi, sintomi (nausea, vomito, mutazione di colorito).

Rimando comunque al sito di Mario Arturo Iannaccone, che in proposito ha pubblicato un articolo su "Avvenire" del 12 novembre.

giovedì 29 ottobre 2009

Sextus


Sono sette storie noir (edite da Palumbi Nicola Editore) che uniscono due generi apparentemente inconciliabili: il racconto nero e quello cattolico. Il comune denominatore delle storie è l'ineffabile alternarsi del peccato (o del delitto) al castigo, una metafisica che alcuni protagonisti dei racconti immaginano in senso causale, ma che non oserebbero esprimere come tale. Una meccanica che, tuttavia - come si conviene per il cristiano - resta sempre aperta alla speranza e alla misericordia.
Il racconto che dà il nome al libro è un mystic thriller che prende corpo nella Trento del gran Concilio: un sacerdote e il suo giovane aiuto sono alle prese con alcuni delitti inspiegabili, l'epidemia di tifo (che realmente portò al trasferimento del Concilio a Bologna) e un enigma numerologico che sarà svelato solo nel finale. Negli altri racconti, teatri del "delitto-peccato" sono una casa dimenticata, un appartamento cittadino, una nave da esplorazione, un treno notturno.

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giovedì 8 ottobre 2009

Barbarossa


Il prof. Franco Cardini ha espresso riserve sul film “Barbarossa” di Renzo Martinelli, in uscita domani nelle sale italiane. Cardini ha dichiarato il 5 ottobre al quotidiano Il Tempo: «Federico I fu il protagonista di una nuova e gigantesca concezione: rifondare l'impero romano-germanico di radice ottoniana (Carlo Magno non c'entra) alla luce della riscoperta del diritto romano giustinianeo, ripervenuto in Occidente da Bisanzio […] altro che cacciare lo ‘straniero!’».
E’ vero che Federico I puntava alla rifondazione del Sacro Romano Impero, ma le alterne vicende che lo contrapposero al papa legittimo segnarono per gli Hohenstaufen un rapporto con il papato (anche per la aperta pretesa di superiorità dell’Imperatore sul pontefice, in contrapposizione al Dictatus Papae) meno cristallino rispetto all’impegno moralizzatore degli Ottoni (I e II soprattutto) che, sul finire del X secolo, fu di ben altro spessore ideale e realmente benefico per la Chiesa dilaniata del ‘secolo di ferro’. A questo proposito, c’è un retroscena interessante: Callisto III, zio di Alessandro VI scelse forse il nome Callisto e il numerale terzo proprio per cancellare la memoria dell’omonimo antipapa fedele al Barbarossa. C’è di più: probabilmente anche la scelta del nome Alessandro da parte di Rodrigo Borgia avvenne proprio – come osservato da alcuni storici - in memoria di quell’Alessandro III (cui fu intitolata la città di Alessandria), che scomunicò il Barbarossa per aver eletto in un sinodo illegittimo l’antipapa Vittore IV.

domenica 26 luglio 2009

Recensioni


La «Gazzetta del Sud» di oggi dedica un servizio a "La leggenda nera di papa Borgia", a firma di Tonino Garro.

domenica 5 luglio 2009

Quart'ordine

In un thriller storico appena uscito, "Il quarto ordine" di Pino Farinotti (cui va ascritto il merito di uno dei dizionari dei film meno allineati: memorabile la sua recensione di una pellicola nichilista come "America Oggi" di Altman - premiato a Venezia col Leone d'Oro - che andrebbe ritagliata e incorniciata) si mette in relazione la morte di Alessandro VI con l'operato di questo quarto ordine. Personalmente non ne ho trovato traccia nelle fonti che ho consultato, nemmeno un pettegolezzo. Ma potrei sbagliarmi.
Non posso dire che ne saprò di più leggendo il libro, poiché non leggo romanzi storici, a meno che l'autore non mi garantisca che è fedele alla realtà storica pressoché al cento per cento, romanzature a parte. Spiace ma non sorprende il tono della recensione di Francesco Alberoni (Alessandro VI è descritto "uno degli esseri umani peggiori della storia"). Se così è, vogliamo la graduatoria di tutti gli altri.

domenica 7 giugno 2009

Paolo VI


Si può pensare che il fango moralista sia stato gettato solo sugli "indegni" papi del passato. Ma non è così: nè è un esempio il pontificato di papa Montini. A Paolo VI furono rivolte, come è noto, accuse di omosessualità (ma non durante il papato). Questi gli accusatori: Roger Peyrefitte, scrittore di romanzi scandalistici, secondo alcuni in odore di collaborazionismo col governo di Vichy, e il pamphletaire Franco Bellegrandi (che faceva parte della schiera dei "via col vento in Vaticano"), cameriere, autista e factotum di Pio XII e del successivo pontefice.
Peyrefitte pubblicava nel 1976 un articolo, poi ripreso dall'Espresso, nel quale affermava che da Arcivescovo di Milano (dal 1954 al 1963), Montini sarebbe stato amante dell'attore Paolo Carlini (1922-1979), che aveva la metà dei suoi anni (nel 1960 Montini aveva esattamente 63 anni).
Quanto al Bellegrandi, novello Burcardo, la terribile, nefanda, innominabile accusa è quella di aver accompagnato una volta, lui autista, l'arcivescovo e il Carlini seduti sui sedili posteriori.
Sennonché, l'omosessualità del Carlini pare lievemente contraddetta dal fatto che, a quel tempo, egli fosse compagno di Raffaella Pelloni, in arte Carrà (men che ventenne). Dunque, dovremmo ammettere che il Carlini gradisse, al contempo, l'intima vicinanza di una persona giovanissima, bellissima e donna (la Pelloni) e di una persona attempata, non avvenentissima e uomo (Montini). Misteri del cuore umano, che il tempo scioglierà.
Secondo altre malelingue, Giovanbattista Montini avrebbe avuto relazioni con una suora in Africa e, stando ai rotocalchi dell'epoca, si diceva pure che – prima di diventare papa - egli avesse avuto un figlio. E tutto ciò rappresenta un elemento che, ammesso (e non concesso, come per le relazioni omosessuali) che sia vero, contraddice – come per il Carlini - le pretese preferenze per l'altra sponda.